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Premesse
Dopo la scoperta nell'uomo di una nuova classe immunoglobulinica, le IgE (Ishizaka e Ishizaka, 1967), e la inequivocabile dimostrazione che a tale classe appartiene la quasi totalità degli anticorpi reaginici (o, semplicemente, reagine) è stato costruito non solo un modello patogenetico delle malattie allergiche ampiamente condiviso, ma soprattutto si è potuto elaborare una serie di tests diagnostici in vivo per la ricerche di queste reagine nei confronti di molti allergeni responsabili di reazioni allergiche. Da qui sono derivate tutta una serie di altre indagini volte a precisare non solo i diversi fattori etiologici ma anche gli aspetti patogenetici di molte reazioni allergiche e pseudoallergiche.
In soggetti geneticamente predisposti un allergene supera la barriera mucosa (dell'apparato respiratorio se l'allergene viene inalato, dell'apparato digerente se ingerito, ecc.), cutanea (se la sostanza viene a contatto o per puntura se la sostanza viene iniettata, ecc.) e viene fagocitato da cellule presentatrici dell'antigene (APC, comprendenti cellule dendritiche, macrofagi e anche, nel caso specifico, linfociti B). Peptidi allergenici vengono quindi riesposti sulla membrana delle APC stesse e "presentati", nel contesto delle appropriate molecole HLA di classe II, al recettore per l'antigene (TCR) espresso da cellule T con fenotipo "helper" (cellule T CD4-positive).
La notevole diffusione delle malattie allergiche (almeno il 15-20% della popolazione è affetta da una o più manifestazioni allergiche o allergo-simili), peraltro in costante aumento in tutto il mondo, apre a problematiche di estrema importanza non solo di ordine diagnostico ma anche terapeutico, in relazione del notevole impatto non solo sanitario ma anche socio-economico di queste patologie. Da qui l’importanza di una diagnosi precoce e dettagliata, in grado di definire il quadro clinico in modo esaustivo ai fini di una adeguata terapia e prevenzione.
Ambiti così vasti ed in continua evoluzione come quelli dell'immunologia, della biologia molecolare, della genetica, i quali sono alla base dello sviluppo delle conoscenze, con la creazione di nuove e più sofisticate indagini non solo a scopo diagnostico ma utili anche al monitoraggio della malattia allergica, oltre ad una maggiore standardizzazione di quelle già note e ampiamente utilizzate.
Finalità e obiettivi
Negli ultimi anni vi è stato un fiorire di procedure diagnostiche invero smisurato, moltissime delle quali prive dei necessari requisiti basati su rigorosi criteri scientifici. Sia sufficiente considerare la enorme proliferazione dei test per allergia e/o intolleranza alimentare.
Sulla base di tutte queste considerazioni, la SIAIC ha ritenuto opportuno la creazione di un gruppo di Studio con finalità e obiettivi rivolti essenzialmente a valutare oggettivamente e criticamente non solo le diverse metodologie, ma soprattutto il significato clinico da attribuire alle diverse indagini.
Il Gruppo di Studio coordinato dai proff. Guglielmo Bruno e Sebastiano Gangemi ha valutato l'opportunità di procedere alla stesura di un documento avente come finalità quella di costituire un position paper che possa rappresentare un utile e valido sussidio di riferimento per l'allergologo clinico.
Il documento finale dovrebbe essere il più completo ed esaustivo, non solo per quanto riguarda le metodologie diagnostiche in vitro ma anche in vivo.
In altre parole, il tutto dovrebbe essere un vero e proprio stato dell’arte, con riferimenti anche a position paper internazionali sull’argomento.
Infine, uno degli obiettivi è quello di produrre un documento che possa risultare costantemente aggiornato attraverso revisioni annuali e consultabile dai soci presso il sito della SIAIC
Come in altri settori della Medicina clinica, il valore da attribuire alle prove diagnostiche specifiche è relativo. L’anamnesi costituisce il presupposto iniziale per una opportuna valutazione non solo del quadro clinico, ma anche delle strategie diagnostiche più idonee alla precisazione della malattia allergica, in considerazione, peraltro, del fatto che spesso l’obiettività può essere negativa e pertanto non aggiungere nulla al dato anamnestico. Da qui come è facile supporre, scaturisce ovviamente l’adeguata conoscenza del fenomeno allergico in tutta la sua complessa eterogeneità per la corretta impostazione terapeutica e cosa più importante anche per le opportune misure di prevenzione.